Anita piccolaSalve, mi chiamo Anita Bencich e oggi vi racconterò la storia della mia vita.

Nacqui nel lontano 1951, a Castelvenere, in Istria, tre anni più tardi, però, la mia famiglia si trasferì a Cittanova, meraviglioso borgo marittimo dove si respirava un’energia meravigliosa.

Ricordo ancora oggi, nonostante fossi piccolina, la prima volta che sentii l’odore del mare, quando percepii l’energia straordinaria che danzava nello spazio, differente da quella campagnola di Castelvenere.
Qui ebbe inizio il mio viaggio di comunicazione con gli alberi, gli scogli, le onde del mare e con il cielo.

I primi ricordi di cui ho memoria risalgono al momento della mia nascita. Nacqui in una cupa e fredda stanza nella casa del mio caro nonno. Ricordo che mi rifiutavo di nascere, perché ad accogliermi c’erano le cattive mani dell’ostetrica, cosparse di energia organica grigio scuro. Ma alla fine mi decisi a uscire dal pancione di mia madre e il mondo mi apparve.

Nonno di AnitaRicordo il mio dolce fratellino, l’amorevole sguardo dei suoi occhioni che sprigionavano un’energia del cuore, che mi avvolgeva e mi proteggeva.

Ricordo nonno Giovanni e di quando mi prese in braccio la prima volta. Avvertii una strana sensazione: acquisii tutta la sua esperienza, vidi con i suoi occhi, proprio come se fossi stata io a vivere la sua vita fino a quel momento. Si era creato un collegamento indefinito.

Padre giovane di AnitaAlla sera rientrò dal lavoro anche mio papà e per la prima volta incontrai i suoi fantastici occhi azzurri, dai quali fuoriusciva un’aura di amore e di infinita dolcezza. Nonostante ciò, riuscii a cogliere un sentimento di cui lui non voleva rendermi partecipe, il terribile dolore e la sofferenza fisica dovuti alla guerra e alla deportazione in un campo di concentramento russo.

Queste sono state per me delle nozioni importantissime, poiché mi hanno permesso di forgiare il mio “essere” in giovane età, dandomi la possibilità di avere una vita completa su tutti i piani di esistenza.

Anita con Mamma e FratelloDi mia mamma, al contrario, non ricordo molto, era sempre assente con la mente, non abbiamo mai legato. Ho capito che non ero desiderata, sentivo il suo rifiuto e mi dispiaceva per lei: avrei potuto aiutarla a inserirsi nel mondo reale.

La persona per me più importante però era mio Nonno, che era per me un Grande Maestro.
Fu lui ad impartirmi tutte le lezioni sulla terra, sul come sentire ed interpretare i suoi diversi profumi, sul come trattare gli alberi e come parlarci, sul come ascoltare il fruscio dell’erba che cresce.
Mio nonno aveva poi cinque pecore, una capretta e un’asinella. Ricordo quanto fosse bello andare d’inverno nella stalla a scaldarmi, perché l’asinella che lì viveva emanava tanto calore e mi coccolava sempre con il suo grande muso. All’imbrunire poi, andavo a trovare le pecorelle, il nonno mi metteva il sale sulle mani, in modo tale che lo leccassero, era bellissimo. Ancora oggi quando ci penso sento la loro lingua ruvida che mi solletica i palmi.
È a nonno Giovanni che devo dire grazie se ogni istante della mia vita è così meraviglioso.

Anita con il FratelloMa torniamo ora a Cittanova, dove ho vissuto fino all’età di dodici anni.
Vivere li fu difficile, ho sofferto molto la separazione dalla quotidianità con nonno Giovanni mentre papà era sempre al lavoro e rientrava tardi ogni sera. Fortunatamente però non ero completamente sola, c’era sempre il mio dolce fratellino Dario a farmi compagnia, anche se aveva due anni in più di me.

Nonostante ciò, tutto scorreva tranquillamente, ero felice. A scuola andavo bene e presto scoprii anche di essere un’eccellente ginnasta. Mi piaceva tantissimo sentire e giocare con ogni singolo muscolo quando mi scaldavo prima delle gare. Nutrivo grande stima per il mio maestro di ginnastica, e lo feci fino a quando non mi ferì nel profondo del cuore; quando davanti a tutti gli alunni della scuola, mi umiliò dicendomi: “Tu sei figlia del traditore della patria!”.

Quel giorno capii, nonostante avessi solo undici anni, che cosa fosse la sofferenza del cuore, e mi promisi di non ferire mai nessuno né a parole né con i fatti. Quello stesso giorno andai dal mio amico albero, un maestoso pino vicino alla chiesa, e piansi nel confortevole abbraccio della sua energia.

Gli anni passarono e arrivò il momento della prima confessione e prima comunione. Lì decisi di raccontare al parroco della mia diversità, di tutto ciò che vedevo e sentivo.
Dovete sapere che io ho sempre visto la luce di ogni essere umano, seguita dalla sua dualità corporea, che dà la possibilità ad ognuno di noi di fare esperienze su ogni piano esistenziale; la luce che circonda gli alberi e il poter comunicare con tutto ciò che è animato e non.

Il parroco mi ascoltò pazientemente e disse: “Piccola mia, tu sei speciale, non raccontare a nessuno del tuo dono, appartiene solo a te. Ricorda, se mai dovessi avere paura, ti basterà cercare nel tuo cuore e lì troverai Gesù”. Ascoltai attentamente le sue confortanti parole, anche se non ne capii bene il senso. Ma ora posso dire di averlo compreso, il centro di tutto sta proprio nel cuore, è da lì che siamo collegati con tutto e con tutti. Grazie al cuore siamo connessi alla pulsazione della vita universale.

Negli anni ho avuto la possibilità di aiutare tantissime persone a capire il loro percorso, seguendone la crescita esistenziale con gioia e vitalità.

Anita BencichHo svolto un percorso di studi che dura da cinquant’anni delle diverse culture, Taoista, Buddhista, Induista e quella dei Nativi d’America. Tutte queste culture hanno in comune una cosa, affermano che le attività corporee aiutano a sviluppare l’Intenzione, l’Ascolto e l’Azione, anche se con modalità diverse.

Ogni cultura prevede la discesa del proprio “essere” nella splendida macchina del corpo umano, per manifestarsi prima sul piano di esistenza terrestre, e poi ascendere a tutte le varie fasi di trasformazione-trasmutazione, arrivando così nel “centro”, da dove si sprigiona tutta la vita.

Questo è un percorso tortuoso a volte, lo riconosco, ma fantastico e utile per far crescere la consapevolezza di noi stessi, permettendoci di gestire e amplificare le nostre abilità di Ascolto di Azione.

Mi chiamo Anita Bencich e sarebbe un onore per me trasmettervi la conoscenza che ho appreso finora e che continuerò ad apprendere sempre.